Discussioni:Cruculi

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Cruculi[cancia la surgenti]

Crucio, s.m. Abbannu, Ververu.

Crucoli, geogr. Cruculi.

Cruda, s.f. Cruda.

Crudele, ad. Crudile, Barbaru, 'Mmestinu, Mustruusu, 'Nnumanu, Pierru, Spiatatu, Tirannu.

Fonti: http://digilander.libero.it/prolocospez/Dizionario_dialettale_cal/C.htm





È la porta collinare della provincia di Crotone: a 380 m. di altitudine, tra le valli della fiumara Nicà e del torrente Santa Venere sorge Crucoli fondata, secondo l’umanista cirotano Casoppero, da gente orientale e che chiamarono “Turricula Cruculi”. Secondo Padre Fiore e Barrio invece ha origini ancora più lontane e prendeva nome “Coraculum” che significa “caro bene”. In questo centro restano avanzi di un castello di sicura origine normanna danneggiato da un incendio del 1674, l’ex palazzo Palopoli oggi sede comunale e nella frazione marinara di Torretta un innumerevole tesoro di reperti archeologici di epoca greca e romana portati alla luce, negli anni, dall’archeologo Ernesto Palopoli e dallo stesso ampiamente illustrate e documentate nel libro Torretta di Crucoli e Paternum edito da Studio Zeta nel 1998. Oggi Crucoli si presenta come uno dei tanti paesi della diaspora, paese lindo e piacevole a vedersi arroccato su un cocuzzolo ed attraversato da un dedalo di vicoli e vicoletti dalle scalinate strette e ripide. A visitare, oggi, Crucoli non può non rammentarti la vitalità del tempo passato tra contadini e vecchi mestieri che pur sono riportati alla mente da una toponomastica volutamente espressa in dialetto.
E qui tra questa piccola comunità di affetti, di valori, di sentire sereno è nato, nel 1901, e vissuto fin giovane il medico pediatra – poeta Emanuele Di Bartolo prima di trasferirsi a Crotone dove è morto nel 1978, tenendola sempre nel cuore come si evince da questi versi: “Miu paisu nativu, / quantu pisa ss’eterna luntananza / e comu sentu,/ nt’u sangu, ‘n risonanza, / ‘u leccu vivu / d’ognessia vùcia/ d’ì toi rughi e di stritti!/ Nt’u coru quantu vrùcia/ ‘u scàrminu d’i mancati ritorni,/ ‘e l’addii no’ ditti!/ Ma ‘u miu penzeru secretu/ vota ‘d ogne mumentu,/ ccu nu cocente affannu,/ a ‘ri toi virdi cuntorni,/ a ‘ri foculari/ d’i toi pràciti siri,/ comu si po’ votari ppe cercari/ cchi s’è lassatu arretu/ senza capiri/ cchi si stava lassannu!/ Oh, potiri assaggiari n’atra vota/ na sula feddra ‘e panu/ fatta ccu ‘ru tuu granu;/ na vìppita a ‘ru tuu friscu surientu/ e nu biccheru ‘e vinu d’i toi vigni;/ ‘u caluru ‘e na focara d’i ligni/ d’i toi voschi luntani;/ e ntregulari suba n’ala ‘e ventu,/ ‘a vùcia d’i toi limpidi campani;/ abbicinari, prima d’a ricota,/ ancora, ‘a punta/ d’i jti a l’ùrulu ‘e l’acquasantera/ d’a gghjesa ppe trovari, d’a preghera,/ cchjù spuntànii motivi!/ Oh, potiri ricìviri a ‘ra frunta/ l’Ogghju Santu d’i toi sereni olivi!”.
Finalmente, dopo alcuni anni e due amministrazioni comunali intercorse, Crucoli, nei mesi scorsi, come mi piace ricordarlo, ha voluto onorare il suo simbolo culturale, il suo medico poeta, raccogliendone i tanti libri editi ed esauriti, altre raccolte inedite e fogli sparsi, pubblicando la ristampa del tutto: l’Opera Omnia elegantemente custodita in un cofanetto di tre volumi che racchiudono le pubblicazioni: Filati sciusi del 1956, Finocchj ‘timpa del 1958, Accunti musci del ’60, Annannu…Vidennu…del ’62, Raccioppi del ’65, ‘U jusciarulu del ’67, ‘A petra del ’69, Picàti del ’71, Sìmita nt’u carròlu del ’73 e Filu spinatu del 1974.
Il sindaco della cittadina, il prof. Tonino Sicilia, ha voluto sottolineare che l’occasione era tanto attesa da più parti e che l’opera, apprezzata da non pochi, può senza dubbi essere considerata un baluardo per la ricerca etnolinguistica per studiare la nostra terra tra linguaggio e cultura in termini antropoligici ed etnologici..
L’assessore alla Cultura, il Dirigente scolastico nonché poeta Giuseppe Barberio, nella sua corposa prolusione ha focalizzato l’intera vita e l’opera poetica del Di Bartolo legata in modo indissolubile ai paesaggi, alla quotidianità e alla vitalità della Crucoli del tempo; una Crucoli come metafora ed espediente per messaggi universali permeati da intensa fede vista e vissuta come teologia umanizzata attraverso la lingua del popolo.
A questo punto, il prof. Nicolino Aiello, emerito Dirigente scolastico, si è chiesto quale posto occupa oggi la poesia dialettale, se è ancora considerata figlia di un Dio minore, vista l’omologazione della lingua italiana da parte della televisione ed essendo ormai lontani da quel De Santis che certo non fu amico della “mal’erba del dialetto”. A leggere e a compenetrarsi nella poesia di Di Bartolo, certamente si può ben dire che il dialetto è lingua, vera lingua, unica difesa e baluardo dell’identità e della storia delle nostre genti. E il poeta crucolese dalle sue tantissime creature poetiche lo si può ritenere un poeta vero permeato dall’ironia socratica e quindi un patrimonio che appartiene a tutti e non solo ai Crucolesi.
Infine il dott. Francesco Sisca ha voluto ricordare momenti della sua infanzia vissuta a fianco del medico Di Bartolo durante, anche, le visite mediche domiciliari ai bambini e queste erano e diventavano già momenti poetici perché il poeta sapeva cogliere gli attimi che suscitavano emozioni, ironia e soprattutto umanità. Insomma Di Bartolo come Pascoli, il poeta delle cose, delle piccole realtà, dell’umiltà, il poeta che utilizzava il dialetto perchè lingua delle origini, della nascita come linguaggio poetico della vita.

Mimmo Stirparo

Fonti: http://www.secom.it/ecom/notizie/scheda/articolo/903/